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Forse grazie alla sua posizione geografica che la vede incastonata come una gemma tra l'azzurro del mare e il verde dei suoi monti a ridosso, o ancor più per i suoi uliveti e vigneti che in tempi lontani dovevano essere molto più estesi e produttivi di quanto non lo siano ai giorni nostri, fin dall'antichità il borgo di Moneglia si era meritato l'appellativo latino di "monilia", cioè gioiello, da cui con ogni probabilità trae origine il suo nome.
Nella Tavola Peutingeriana, in assoluto la più antica rappresentazione conosciuta della rete stradale dell'impero romano, una sorta di mappa stradale risalente all'anno 300 d.c., compare il nome "ad Monilia" ad indicare il nostro borgo tra le più importanti località liguri lungo la via Aurelia che collegava le Gallie (l'attuale Francia) a Roma, capitale dell'impero. Moneglia, era già nota allora come località discreta produttrice di alcuni importanti prodotti agricoli: vino, olio e capperi; per questi frutti della terra si era guadagnata una qualche importanza nell'economia e nella strategia locale di allora, tanto da essere menzionata, assieme a poche altre località della riviera ligure, quale stazione di sosta lungo l'importante via di comunicazione. Secondo uno storico XIX, padre Angelo Centi, il nome di Lemeglio si troverebbe citato in un'altro documento ancor più antico: la Tabula Alimentaria Traianea (I° secolo d.C.) poi detta "di Veleia" dal nome del luogo di ritrovamento. La Tavola (lat. Tabula) riportava un elenco di località dispensatrici di prodotti alimentari per le sontuose mense imperiali.Durante tutto l'arco del Medioevo, il borgo Moneglia seguì nel bene e nel male, da fedele vassallo, le sorti di Genova, partecipando attivamente con l'apporto economico, di opere e uomini d'arme e di comando, alla vita della città repubblica marinara. Moneglia fornì valenti condottieri per terra e per mare, alcuni di essi presero parte alle crociate e alla battaglia della Meloria, altri uomini che si distinsero nell'arte, nel clero e nelle lettere. I resti delle fortificazioni di Monleone (attualmente purtroppo non fruibili dal pubblico) e quelli di Torre Villafranca (recentemente restaurata e visitabile) che fecero da sfondo alle frequenti lotte tra le nobili famiglie del tempo sono, assieme ai numerosi edifici religiosi tutori di pregevoli opere artistiche, muti testimoni delle vicende di quei tempi lontani.
In epoche più recenti, sempre sull'orma di quello che era di Genova, anche Moneglia subì l'occupazione napoleonica, alcune case legano il loro nome a questa particolare epoca e sono per questo conosciute dalla gente locale; ed infine in tempi ancor più vicini a noi, durante i due grandi conflitti mondiali, Moneglia non mancò di contribuire offrendo alla patria valorosi soldati e combattenti per la libertà.
La Tavola Peutingeriana
Può essere senz'altro definita una carta stradale anche se risalente ad età romana. Il documento é conservato presso la Biblioteca Nazionale di Vienna. Conosciuta anche come Codex Vindobonensis, essa fu ritrovata nel 1507 e passò di mano al Cancelliere di Augsburg, K. Peutinger da cui prese l'attuale nome. La Tabula Peutingeriana era in realtà un rotolo di pergamena lungo 680 ed alto 34 centimetri in modo da favorirne il trasporto da parte dei corrieri dell'Impero romano. Successivamente, per favorirne la conservazione venne suddivisa in undici frammenti e Moneglia vi è citata nel III° frammento con l'antico nome di "Ad Monilia" come stazione lungo la Via Aurelia. Le strade principali sono segnate in rosso, i corsi d'acqua in verde e le montagne in giallo o rosa mentre le varie località vi sono rappresentate con vignette, veri e propri "ideogrammi" simboli ed iscrizioni che fanno riferimento a particolari caratteristiche del luogo rappresentato cioè: punto di ristoro, stazione di posta per cambio cavalli ecc. La Tabula Peutingeriana è comunque tutt'ora oggetto di studio al fine di stabilirne l'esatto periodo di redazione che attualmente viene collocato tra il III° e IV secolo. Addirittura si ipotizzerebbero aggiunte successive di nuovi elementi fino a tutto il X° secolo. Essa rappresenta in ogni caso una validissima testimonianza di quella che era l'organizzazione viaria del vasto Impero Romano di allora.
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